Mostra fotografica al ADI Design Museum con Lorenzo Capellini
Una mostra fotografica al ADI Design Museum racconta, attraverso l’obiettivo di Lorenzo Capellini, un’epoca rivoluzionaria dell’arte contemporanea.
La Biennale di Venezia, uno degli eventi di arte contemporanea più prestigiosi al mondo, visse una trasformazione audace sotto la presidenza di Carlo Ripa di Meana tra il 1974 e il 1978. Oggi quegli anni pionieristici tornano a vivere a Milano, grazie a una potente mostra fotografica del celebre fotografo Lorenzo Capellini. Ospitata presso l’ADI Design Museum, la mostra conduce i visitatori in un viaggio visivo attraverso uno dei periodi più radicali e politicamente impegnati della storia della Biennale.
Striscione promozionale per la Biennale sul Ponte dell’Accademia, 1974. Foto di Lorenzo Capellini
Carlo Ripa di Meana: leader visionario della Biennale di Venezia
Uomo di nobili origini e ideali progressisti, Carlo Ripa di Meana lasciò un segno profondo nel mondo dell’arte contemporanea. Molto prima di guidare la Biennale di Venezia, era già attivo nei circoli intellettuali e politici. Negli anni ’50 diresse la rivista dell’International Union of Students a Praga. Negli anni ’60, lavorando come redattore a Milano presso Rizzoli, entrò in contatto con alcune delle figure culturali più influenti d’Italia: Gae Aulenti, Vico Magistretti, Paolo Grassi e Marco Zanuso, tra gli altri.
L’impegno di Ripa di Meana per la giustizia e l’attivismo politico fu costante. Nel 1971 fu tra i firmatari della celebre lettera aperta che accusava il commissario di polizia Luigi Calabresi in relazione alla morte di Giuseppe Pinelli. Questo spirito attivista divenne centrale nella sua visione della Biennale di Venezia, trasformando la mostra d’arte in una piattaforma di dialogo culturale, sociale e politico.
Lorenzo Capellini, Emilio Vedova, 1978
Un omaggio fotografico: Lorenzo Capellini al ADI Design Museum
La mostra B74-78. A Photographic Tale di Lorenzo Capellini rende omaggio alle Biennali radicali organizzate sotto la guida di Ripa di Meana. Capellini, fotografo stimato, ha catturato lo spirito e l’essenza di quegli anni con fotografie in bianco e nero e a colori che mettono lo spettatore faccia a faccia con la rivoluzione che scosse il mondo dell’arte contemporanea.
Ospitata al ADI Design Museum di Milano, la mostra fotografica ripercorre eventi chiave di quegli anni seminal. Il progetto segue un’iniziativa del 2023 a Ca’ Giustinian, dopo l’acquisizione dell’Archivio Lorenzo Capellini, collocando il fotografo nel ruolo di testimone quasi profetico dei cambiamenti culturali guidati dalla Biennale.
Lorenzo Capellini, La Biennale di Venezia
Da “Macchine Celibi” a “Freedom for Chile”: il potere dell’arte e della protesta
Uno dei progetti più emblematici degli anni di Ripa di Meana è la mostra Macchine Celibi del 1975, curata da Vittorio Gregotti e Harald Szeemann. Presentata ai Magazzini del Sale, l’installazione esplorava macchine autonome e autosufficienti ispirate a Marcel Duchamp — una riflessione sul rapporto tra uomo, macchina e creazione artistica.
Nello stesso anno fu avanzata la proposta di rivitalizzare il Mulino Stucky, un vecchio edificio industriale sull’isola della Giudecca, reimmaginando la Biennale come un laboratorio vivo di innovazione architettonica e urbana.
La mostra ripercorre anche l’edizione del 1974 intitolata Freedom for Chile, dedicata interamente a denunciare il regime di Pinochet. Attraverso musica, pittura, fotografia e letteratura, la Biennale si schierò a fianco del popolo cileno, usando l’arte come veicolo di protesta e simbolo di resilienza democratica.
Lorenzo Capellini, costruzione del container per "Proposte per il Molino Stucky"
di Mario Ceroli, Piazza San Marco, 1975
La rinascita culturale della Spagna e l’ascesa dell’Arte Povera
La Biennale del 1976 mise in luce il risveglio culturale della Spagna dopo la caduta della dittatura di Franco. Il tema di quell’anno, Ambiente, Partecipazione, Strutture Culturali, stabilì il tono per un’arte contemporanea inclusiva e partecipativa. Fu anche l’anno in cui Germano Celant curò la rivoluzionaria mostra Ambiente/Arte. Dal Futurismo alla Body Art, che tracciava l’evoluzione del coinvolgimento spaziale e ambientale nell’arte, dal Futurismo dei primi del Novecento alla Body Art contemporanea.
Sulla scia di queste idee, l’edizione del 1978 focalizzò l’attenzione sul rapporto tra arte e natura. Temi come ecologia, sostenibilità e ambiente naturale furono esplorati attraverso opere multidisciplinari che ancora oggi risuonano.
Lorenzo Capellini, Luciana Savignano durante le prove, 1975
Teatro, musica e la Biennale del Dissenso del 1977
Le fotografie di Capellini celebrano anche i vivaci programmi teatrali e musicali della Biennale, curati dal leggendario Luca Ronconi. Quegli anni videro la partecipazione di figure pionieristiche come Bob Wilson, Jerzy Grotowski, Eugenio Barba e l’Odin Teatret, oltre al Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine.
Forse il momento più definitorio del mandato di Ripa di Meana fu la Biennale del Dissenso del 1977. Questa edizione diede voce ad artisti e intellettuali dissidenti dell’Europa dell’Est, che usarono la Biennale di Venezia per protestare contro la repressione nei loro paesi. Fu una convergenza unica di arte contemporanea, attivismo e geopolitica, mostrando il ruolo della Biennale non solo come istituzione artistica, ma anche come spazio di resistenza.
Rivivere un’epoca rivoluzionaria dell’arte contemporanea
Attraverso l’obiettivo di Lorenzo Capellini, la mostra fotografica al ADI Design Museum offre uno sguardo raro su un’epoca trasformativa nella storia della Biennale di Venezia. Più che un ricordo storico, invita a riflettere sul potere dell’arte come forza sociale, dichiarazione politica e memoria collettiva.
In un’epoca in cui l’arte contemporanea continua a sfidare le convenzioni, l’eredità di Carlo Ripa di Meana appare oggi più rilevante che mai. La mostra milanese non è solo un tributo a un presidente visionario o a un fotografo talentuoso — è un richiamo a ricordare come l’arte possa plasmare la storia, confrontarsi con il potere e immaginare nuovi futuri.