Ha inizio una controversa operazione di salvataggio
A Venezia è in corso un importante intervento di conservazione per restaurare uno dei pezzi di street art più iconici della città: Migrant Child, dell’artistico enigmatico Banksy. L’operazione, promossa da Banca Ifis in collaborazione con Zaha Hadid Architects, ha riacceso il dibattito tra la volontà di preservare la street art come opera culturale e il rispetto della sua natura intrinsecamente effimera.
Venezia, "The Migrant Child" di Banksy
Un’operazione notturna nella Laguna Veneta
Il restauro è iniziato in maniera discreta nella notte tra il 23 e il 24 luglio 2025. La polizia locale ha temporaneamente interrotto la navigazione notturna lungo il Rio de Ca’ Foscari, intorno a Palazzo San Pantalon, per consentire la delicata rimozione di una parte del muro su cui è dipinto il murale. La sezione è stata trasportata via motoscafi, secondo un’ordinanza comunale.
Inizialmente previsto per essere restaurato in situ, il murale sarà invece trasferito temporaneamente in un laboratorio di conservazione. La decisione è stata presa per garantire un intervento più sicuro e preciso. Lo spostamento utilizza la tecnica italiana tradizionale dello strappo, che prevede di posizionare una tela speciale sulla superficie dipinta e rimuovere con cura uno strato di muro sottostante per preservare la pittura.
Forze culturali e architettoniche dietro il progetto
Promosso dal critico d’arte e già Sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi, il progetto è interamente finanziato da Banca Ifis, proprietaria dell’edificio che ospita l’opera. Alla restaurazione collaborano Zaha Hadid Architects, Th&Ma Architettura e gli ingegneri Sabbadin e Gasparini.
L’intervento fa parte della più ampia iniziativa Ifis Art, che mira a trasformare Palazzo San Pantalon in un nuovo spazio espositivo dinamico. L’obiettivo è creare una sede accessibile per street artist emergenti italiani e internazionali, preservando al contempo opere urbane chiave come quella di Banksy.
Banca Ifis sottolinea l’importanza sociale di Migrant Child, considerandolo non solo come opera di street art, ma come potente simbolo dei diritti umani e delle difficoltà dei migranti. Durante la Biennale di Venezia 2024, sulla stessa parete è stata proiettata ogni notte, tra aprile e maggio, la scritta digitale “Human Rights First”, anticipando la nuova missione dello spazio espositivo.
Restauro di Banksy a Venezia:
Banca Ifis recupera l’opera d’arte e la rinnova
Palazzo San Pantalon
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Palazzo San Pantalon
Critiche e dibattito etico sul restauro
Nonostante il sostegno di alto profilo e la pianificazione accurata, il progetto ha suscitato critiche da parte di critici d’arte e professionisti locali.
Alcuni street artist, tra cui Evyrein, sostengono che l’identità centrale della street art risieda nella sua impermanenza. Questi creatori ritengono che, una volta alterata, restaurata o inserita in un contesto istituzionale, l’opera perda autenticità e diventi un prodotto di mercificazione culturale.
Storici e critici d’arte hanno inoltre avvertito che rimuovere il murale dal suo contesto originale lo priva di significato e di contesto. Trasformare la street art in un oggetto conservato per esposizione pubblica, sostengono, rischia di sanificare il messaggio politico, annullando la spontaneità cruda che definisce il genere.
L’inizio delle operazioni di messa in sicurezza dell’opera prima della sua rimozione
lo scorso Giugno 17, a Venezia.
Un nuovo ruolo per la street art a Venezia
Sia che venga vista come conservazione o appropriazione, il restauro di Migrant Child apre ampie riflessioni sul ruolo della street art nelle città storiche come Venezia. Mentre la città cerca di bilanciare turismo, tradizione e innovazione, progetti come questo evidenziano le sfide complesse di integrare la street art nelle politiche culturali urbane.
Sebbene l’opera tornerà infine alla sua posizione originale o sarà esposta all’interno del nuovo spazio espositivo di Palazzo San Pantalon, il dibattito su come trattare tali opere in una città dal patrimonio duraturo è tutt’altro che concluso. In definitiva, il progetto mette in luce la tensione tra conservazione istituzionale e la bellezza effimera di un’arte pensata per le strade.