la fotografia contemporanea come provocazione e gioco

John Baldessari a Venezia: mostra di Fotografia e Arte Contemporanea
John Baldessari. No Stone Unturned, vista dell'installazione alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2024. 
Foto Adriano Mura. Courtesy Fondazione Querini Stampalia 

Immaginate di essere un artista a Los Angeles negli anni Sessanta, in un luogo dove i confini tra arte concettuale e fotografia erano sfumati, fugaci, quasi impercettibili. Questo era il terreno di gioco creativo di John Baldessari, una delle figure più influenti della fotografia contemporanea e dell’arte concettuale. Baldessari non era solo un artista; era un filosofo delle immagini, un provocatore che ha ridefinito il modo in cui pensiamo all’arte e alla realtà.
Per lui, ogni immagine non era soltanto una rappresentazione, ma un enigma intellettuale, uno spazio per l’ironia e, soprattutto, una sfida alle convenzioni stabilite.

La nuova mostra di Venezia, No Stone Unturned – Conceptual Photography, ospitata dalla Fondazione Querini Stampalia dal 6 maggio al 23 novembre, offre un’occasione rara per immergersi nel mondo di Baldessari. In coincidenza con la Biennale di Architettura di Venezia, l’esposizione invita i visitatori a scoprire come la fotografia possa essere al tempo stesso uno strumento di analisi e un atto di sabotaggio contro le tradizioni visive.

No Stone Unturned: la fotografia come indagine

Il titolo stesso: No Stone Unturned, dice tutto. Ogni convenzione, ogni dettaglio, ogni angolo della percezione deve essere rovesciato, riesaminato, messo in discussione. Baldessari una volta lo disse chiaramente: “Non ho mai capito perché fotografia e arte avessero storie separate. Così ho deciso di esplorarle entrambe.”

La sua pratica univa il rigore dell’arte concettuale a una leggerezza e un umorismo che rendevano le sue opere sorprendentemente accessibili. Prendeva l’ordinario: un oggetto, una parola, una scena banale e lo trasformava in una domanda aperta. La fotografia, per lui, non era mai uno scatto neutro: era una provocazione, una prova, una lente che rivelava ambiguità più che chiarezza.

John Baldessari Scenario: Storyboard (Versione A), 1972–73
© John Baldessari 1972–73. Courtesy Estate of John Baldessari © 2025,
Courtesy Fondazione John Baldessari Family; Sprüth Magers
John Baldessari a Venezia: mostra di Fotografia e Arte Contemporanea

Commissioned Paintings: chi è l’autore?

Tra i momenti salienti della mostra veneziana ci sono le Commissioned Paintings (1969). L’idea sembra semplice: fotografare un dito che indica un oggetto a caso, poi incaricare un pittore professionista di riprodurre la foto a olio. Infine, invece di firmare il dipinto, Baldessari aggiungeva il nome del pittore in grandi lettere, come su un’insegna.

Il risultato è al tempo stesso ironico e destabilizzante. Chi è il vero autore dell’opera? Il fotografo? Il pittore? Il dito? O forse la didascalia stessa?
Baldessari trasforma l’originalità in un gioco di specchi, smontando l’idea romantica del genio creativo solitario. È una delle sue riflessioni più acute nella storia della fotografia contemporanea e dell’arte concettuale — una dichiarazione che ancora oggi risuona nei dibattiti su autorialità e produzione delle immagini.

 

Bruciare il passato: una rinascita radicale

Nel 1970, Baldessari mise in scena uno dei gesti più radicali dell’arte del Novecento: bruciò tutti i suoi dipinti precedenti, raccogliendone le ceneri in un’urna. Fu al tempo stesso una fine e un inizio, un rito di purificazione e una spettacolare rinascita.
La mostra di Venezia documenta questo momento di svolta attraverso fotografie, video e materiali d’archivio.

Da allora la sua pratica assunse nuove forme: fotografie seriali, esperimenti che flirtavano con il Dadaismo, esercizi di assurdità trasformati in opere d’arte.
Un esempio emblematico è Throwing Three Balls in the Air to Get a Straight Line (1973). L’artista lancia tre palline in aria, fotografando il tentativo di allinearle perfettamente — un compito, ovviamente, impossibile. Eppure il fallimento è proprio il punto. Nelle mani di Baldessari, il fallimento diventa linguaggio, l’errore diventa metodo e il gioco si trasforma in filosofia.

John Baldessari a Venezia: mostra di Fotografia e Arte Contemporanea
John Baldessari. No Stone Unturned, vista dell'installazione alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2024. 
Foto Adriano Mura. Courtesy Fondazione Querini Stampalia 

La fotografia come umorismo e filosofia

Ciò che rende Baldessari ancora oggi così attuale non è solo la sua innovazione, ma anche la sua ironia. La sua arte ha sempre conservato una leggerezza, anche quando affrontava temi profondi. Spesso scherzava dicendo di annoiarsi facilmente, e che la noia era la sua alleata più grande.
Rifiutando di ripetersi, continuava a cercare nuovi giochi, nuovi enigmi, nuovi modi per confondere e divertire.

Per lui, la fotografia non era mai semplicemente un mezzo per registrare la realtà, ma un modo per orchestrare frammenti, raccogliere incidenti e organizzare immagini in modo da costringere lo spettatore a pensare.
La sua pratica ha anticipato gran parte del gioco visivo che oggi vediamo sulle piattaforme social. Se certi esperimenti concettuali su TikTok ci sembrano familiari, è perché Baldessari metteva in scena questi paradossi giocosi decenni prima — solo che, invece di inseguire i “like”, inseguiva l’ambiguità.

 

Perché Baldessari conta ancora a Venezia

No Stone Unturned non è solo un’altra mostra d’arte a Venezia. È un promemoria che ogni immagine può essere letta in modo diverso, che ogni opera nasconde molteplici interpretazioni. Baldessari ci sfida a non fermarci alla prima impressione. Le sue opere ci costringono a chiederci: cosa sto davvero guardando? Chi decide cosa significa qualcosa?

Nel cuore di Venezia, città in cui storia e tradizione pesano profondamente, la presenza di Baldessari appare quanto mai opportuna. Il suo gioco concettuale con la fotografia contemporanea invita i visitatori a mettere in discussione non solo l’arte, ma anche le immagini che saturano la nostra vita quotidiana. È un invito a diffidare delle risposte facili, a sostare nell’incertezza, a lasciare che l’ironia diventi una forma di conoscenza.

 

Venezia: dai baci alle allegorie

Attraversando la mostra veneziana, i visitatori incontrano una serie delle opere più iconiche di Baldessari.
La Serie Kissing presenta sequenze di fotografie in cui due oggetti o immagini si “baciano”, sfiorandosi appena. Il risultato è al contempo tenero e analitico, poetico ma preciso — uno studio sulla prossimità, la distanza e la tensione delicata che le separa.

La serie Blasted Allegories combina fotogrammi di programmi televisivi con parole completamente scollegate. Il messaggio è semplice ma profondo: il significato è fragile, instabile, costantemente modellato da combinazioni arbitrarie. Invece di offrire chiarezza, Baldessari si compiace della confusione.

Un’altra opera chiave è Police Drawing, in cui l’artista chiese a ritrattisti della polizia di disegnarlo basandosi sulle descrizioni di studenti che non l’avevano mai visto. I ritratti risultano incoerenti e contraddittori, più legati alla percezione altrui che alla sua identità reale. È una meditazione giocosa ma inquietante su identità, verità e rappresentazione — perfettamente in linea con il suo umorismo concettuale.

John Baldessari a Venezia: mostra di Fotografia e Arte Contemporanea
John Baldessari. No Stone Unturned, la mostra 
alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2024.
Foto Adriano Mura. Courtesy Fondazione Querini Stampalia
John Baldessari a Venezia: mostra di Fotografia e Arte Contemporanea
John Baldessari. No Stone Unturned, la mostra 
alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2024.
Foto Adriano Mura. Courtesy Fondazione Querini Stampalia

Conclusione: guardare altrove

L’eredità di John Baldessari risiede nella sua capacità di trasformare l’ordinario in qualcosa di intellettualmente elettrizzante. Un dito puntato, una parola a caso, una foto sfocata — tutto può diventare uno strumento per deviare il nostro sguardo. A Venezia, No Stone Unturned offre uno spazio per vivere in prima persona questo spostamento di percezione.

Come lo stesso Baldessari suggeriva, a volte un dito non punta per spiegare, ma per distrarre, per farci guardare altrove. Ed è proprio in quell’“altrove” che la sua arte vive: nello spazio tra senso e non-senso, tra gioco e filosofia, tra fotografia e concetto.

Per chi visiterà Venezia nel 2025, questa mostra non è soltanto una retrospettiva: è l’occasione di incontrare un artista che ci ha insegnato che le immagini non sono mai passive, che ogni fotografia può essere una domanda e che ogni opera d’arte ha il potere di reinventare il modo in cui vediamo il mondo.