L’ascesa degli attori AI: interrogativi su creatività e performance umana
Tilly Norwood
Negli ultimi tempi, il nome Tilly Norwood sta circolando sempre di più: un’“attrice” interamente generata e animata dall’intelligenza artificiale, che ha già recitato in spot pubblicitari, cortometraggi e videoclip musicali. Ha attirato l’attenzione non solo per i suoi movimenti ed espressioni realistici, ma anche per le questioni più ampie che la sua esistenza solleva riguardo alla creatività e alla natura stessa della performance. Tradizionalmente, la recitazione è stata considerata un’azione profondamente umana, perché nella sua essenza è un’arte di interpretazione: un individuo che incarna qualcun altro, navigando nella vita interiore di un personaggio mantenendo consapevolezza della propria posizione di performer. Questo richiede empatia e una profonda comprensione delle emozioni; eppure, nel caso di Tilly Norwood, tutte queste dimensioni umane sono assenti: non c’è coscienza né intenzione artistica dietro le sue azioni, tutto ciò che fa è prodotto da un algoritmo digitale. Il software genera espressioni facciali e movimenti corporei basandosi su schemi pre-programmati; perciò, non esiste una vera e propria agenzia creativa.
Diderot, nel suo celebre Paradosso dell’attore (1830), scriveva che il miglior attore è colui che sa dominare le emozioni senza esserne sopraffatto. Qui, però, non c’è nemmeno un paradosso: le emozioni di Tilly non sono altro che espressioni facciali digitali, generate da un modello o da un algoritmo. Tilly, quindi, non interpreta un personaggio: è lei stessa il personaggio, una figura fittizia che non esiste nemmeno al di fuori dello schermo. Questo porta a una riflessione profonda: chi è l’autore della performance di Tilly Norwood? Il team che l’ha creata, il sistema di rendering o i pixel che compongono la sua immagine? E soprattutto, dov’è la vera recitazione?
Inoltre, questa situazione si estende oltre la teoria, andando a toccare la praticità dell’industria dell’intrattenimento: attori IA come Tilly Norwood offrono ai produttori una flessibilità senza precedenti, perché non si stancano mai, non invecchiano e possono esibirsi in infinite varianti a costi minimi. Fortunatamente, per ora, Tilly Norwood esiste solo come esperimento provocatorio, ma in lei forse stiamo già vedendo il futuro della creazione (digitale), che potrebbe dover essere ridefinita completamente, sfidando le nostre convinzioni sulla creatività stessa.