Dopo un importante intervento di restauro, la Composizione n. 1 con grigio e rosso di Mondrian torna a Venezia.

 

La conservazione delle opere d’arte non è soltanto una pratica tecnica, ma rappresenta uno strumento fondamentale per approfondire la conoscenza dei grandi maestri del Novecento. È quanto dimostra il recente progetto di restauro dedicato a una delle opere più importanti custodite dalla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia: Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939 di Piet Mondrian.

Dopo oltre cinque anni di studi, analisi diagnostiche e interventi conservativi, il celebre dipinto dell’artista olandese torna visibile al pubblico, offrendo una nuova lettura della sua complessa storia creativa. L’opera è attualmente esposta nella mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, visitabile a Venezia fino al 19 ottobre 2026.

The Guggenheim Collection in Venice and Research on Modern Masterpieces

Negli ultimi anni la Collezione Peggy Guggenheim si è distinta per importanti progetti di ricerca dedicati ai capolavori della propria raccolta. Tra questi figurano gli interventi su opere di artisti come Jackson Pollock, Pablo Picasso e Marcel Duchamp.

Il restauro del dipinto di Mondrian si inserisce in questo percorso di valorizzazione del patrimonio artistico e ha consentito di approfondire aspetti finora poco conosciuti del processo creativo dell’artista, considerato uno dei protagonisti assoluti dell’astrazione moderna.

Mondrian a Londra:

la nascita di un capolavoro

L’opera venne realizzata tra il 1938 e il 1940, durante il soggiorno londinese di Mondrian, in un momento storico particolarmente delicato segnato dall’imminente scoppio della Seconda guerra mondiale.

In questi anni l’artista porta alle estreme conseguenze la sua ricerca neoplastica, costruendo composizioni fondate sull’equilibrio tra linee verticali e orizzontali, superfici bianche e campiture di colore primario. L’obiettivo era creare un linguaggio universale, libero da riferimenti alla realtà e capace di esprimere armonia e ordine attraverso forme essenziali.

Uno degli aspetti più affascinanti riguarda il doppio titolo dell’opera. La denominazione Composizione n. 1 con grigio e rosso fa riferimento a una versione precedente del dipinto che includeva un piccolo riquadro grigio, successivamente eliminato da Mondrian. Questa modifica ha alimentato per decenni studi e ipotesi, oggi ulteriormente arricchiti dalle nuove indagini condotte durante il restauro.

Piet Mondrian, Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Collezione Peggy Guggenheim.
Piet Mondrian, Composizione n. 1 con grigio e rosso , 1938.
Foto Sailko. Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0

Il legame tra Mondrian e Peggy Guggenheim

The history of the painting is closely linked to that of Peggy Guggenheim herself. It was in London in 1938 that the American collector first encountered Mondrian’s work and became deeply fascinated by it.

The Dutch artist soon became a central figure within the avant-garde circles surrounding Guggenheim during the years preceding the war. Through her relationship with Mondrian and other leading innovators of the period, she developed a profound appreciation for abstraction and European modernism.

In November 1939, Guggenheim acquired the painting while it was still being refined by the artist. The work thus became one of the most significant testimonies to the relationship between one of the twentieth century’s most influential collectors and one of the pioneers of abstract art.

Il dipinto fu inoltre presentato alla storica edizione della Biennale di Venezia del 1948, quando la collezione Guggenheim venne esposta nel Padiglione della Grecia insieme a lavori di artisti destinati a segnare la storia dell’arte contemporanea.

What the Restoration Revealed

The project, launched in 2021 by the conservation department of the Peggy Guggenheim Collection in collaboration with the Solomon R. Guggenheim Museum in New York and several international research institutions, aimed to better understand the transformations the painting had undergone over time.

Gli studiosi hanno concentrato l’attenzione su un importante intervento effettuato nel 1968, quando il dipinto venne pulito, verniciato e montato su un nuovo supporto. Operazioni che, pur garantendone la conservazione, avevano modificato alcuni effetti visivi pensati originariamente da Mondrian.

Le analisi hanno evidenziato come le celebri linee nere non fossero semplici elementi grafici, ma componenti essenziali della costruzione spaziale del dipinto. Mondrian le concepiva infatti come superfici lucide e dinamiche, in grado di riflettere la luce e alterare la percezione dello spazio.

Grazie alle nuove tecniche di pulitura è stato possibile recuperare il delicato equilibrio tra superfici opache e riflettenti, restituendo all’opera una profondità visiva molto più vicina a quella immaginata dall’artista.

Collezione Peggy Guggenheim Venezia
Collezione Peggy Guggenheim. Foto Jean-Pierre Dalbéra.  Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0

Tecnologia e ricerca al servizio dell’arte

Un ruolo fondamentale è stato svolto dalle indagini diagnostiche non invasive realizzate attraverso laboratori specializzati e infrastrutture di ricerca europee.

Le analisi hanno permesso di individuare modifiche compositive, ripensamenti e tracce di versioni precedenti del dipinto, confermando come Mondrian intervenisse frequentemente sulle proprie opere alla ricerca dell’equilibrio perfetto.

Questa scoperta rafforza l’immagine di un artista estremamente rigoroso, capace di rimettere continuamente in discussione il proprio lavoro fino al raggiungimento del risultato desiderato.

 

Il confronto con altre opere di Mondrian

La ricerca ha coinvolto anche oltre venti opere realizzate da Mondrian tra Londra e New York, oggi conservate in importanti musei internazionali come il Museum of Modern Art, la Tate Modern, il Centre Pompidou, la Fondation Beyeler e il Kunstmuseum Den Haag.

Uno degli aspetti più interessanti emersi riguarda il ruolo della cornice. Le ricerche hanno dimostrato che Mondrian considerava questo elemento parte integrante della composizione, utilizzandolo per creare una continuità visiva tra il dipinto e lo spazio circostante.

Per questo motivo la cornice applicata nel 1968 è stata sostituita con una ricostruzione fedele all’idea originale dell’artista, sviluppata in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure.

 

Una nuova lettura del capolavoro alla Guggenheim di Venezia

Grazie a questo lungo percorso di studio e conservazione, il capolavoro di Mondrian torna oggi a dialogare con il pubblico della Guggenheim di Venezia in una forma più vicina possibile a quella concepita dal suo autore.

Il restauro non ha soltanto preservato l’opera, ma ha permesso di comprendere meglio il linguaggio dell’artista, la sua attenzione alla luce, allo spazio e alla percezione visiva. Un esempio concreto di come la ricerca scientifica e la conservazione possano offrire nuove chiavi di lettura ai grandi protagonisti della storia dell’arte e rendere ancora più significativa l’esperienza di una mostra.

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