Tra i nostri padiglioni preferiti della Biennale di Venezia 2026, quello spagnolo sorprende con Los restos, l’installazione dell’artista Oriol Vilanova. Migliaia di cartoline trasformano lo spazio espositivo in un archivio visivo che invita a riflettere sulla memoria, sul valore delle immagini e sul ruolo dei musei nell’arte contemporanea.
Ci sono padiglioni che colpiscono per la monumentalità delle opere, altri per l’impiego di tecnologie spettacolari. E poi ci sono quelli che riescono a sorprendere partendo da oggetti apparentemente insignificanti. È il caso del Padiglione Spagna alla Biennale di Venezia 2026, uno dei nostri preferiti di questa edizione.
Ai Giardini, l’artista catalano Oriol Vilanova presenta Los restos, un progetto curato da Carles Guerra che trasforma il padiglione nazionale in un ambiente interamente dedicato alle cartoline illustrate. Un’installazione immersiva che nasce da oltre vent’anni di collezionismo e che mette in discussione le convenzioni dell’esposizione museale, trasformando immagini dimenticate in protagoniste dell’arte contemporanea.
Oriol Vilanova, Los RestosPadiglione della Spagna alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Foto: Jacopo Salvi. Courtesy of La Biennale
Oriol Vilanova, Los RestosPadiglione della Spagna alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Foto: Jacopo Salvi. Courtesy of La Biennale
Los restos: un anti-museo costruito attraverso l’accumulo
L’aspetto più affascinante del progetto è la trasformazione di una raccolta di oggetti comuni in un vero e proprio ambiente espositivo.
Vilanova costruisce quello che può essere definito un anti-museo, uno spazio in cui vengono meno le gerarchie tradizionali della storia dell’arte. Non esiste un percorso cronologico prestabilito, né una distinzione tra immagini considerate importanti e immagini di scarso valore.
Una riproduzione di un capolavoro può convivere con la fotografia di una località turistica, un monumento celebre con un paesaggio anonimo. Ogni cartolina partecipa alla composizione con la stessa dignità visiva.
Attraverso la ripetizione e l’accumulo, l’artista mette in discussione i criteri con cui le istituzioni selezionano, conservano e attribuiscono valore agli oggetti culturali. Il museo, tradizionalmente luogo dell’unicità e dell’autenticità, viene qui sostituito da un universo di riproduzioni, immagini seriali e materiali di seconda mano.
Il paradosso è particolarmente interessante: le cartoline, nate per riprodurre e diffondere immagini già esistenti, acquistano una nuova identità artistica proprio grazie al loro accumulo. Ciò che individualmente potrebbe sembrare trascurabile diventa parte di un’opera capace di trasformare completamente la percezione dello spazio.
Oriol Vilanova, Los Restos. Foto Marco Zorzanello Courtesy of La Biennale
Oriol Vilanova, Los Restos. Foto Marco Zorzanello Courtesy of La Biennale
Oriol Vilanova, Los Restos. Foto Marco Zorzanello Courtesy of La Biennale
Perché il Padiglione Spagna è uno dei nostri preferiti della Biennale 2026
Tra le numerose installazioni della Biennale di Venezia 2026, quella di Oriol Vilanova ci ha colpito per la capacità di costruire un’esperienza visiva coinvolgente partendo da un materiale semplice e familiare.
L’interesse di Los restos risiede proprio nel rapporto tra la forza dell’insieme e la fragilità dei singoli elementi. Da lontano, l’installazione appare come una grande composizione astratta; da vicino, ogni cartolina invita a rallentare, osservare e immaginare una storia.
È un progetto che parla anche a chi, come noi, lavora quotidianamente a contatto con le immagini e con le opere d’arte. Ci ricorda che il valore di un’immagine non dipende esclusivamente dalla sua rarità, dalla tecnica o dalla firma dell’autore, ma anche dalle relazioni, dai ricordi e dalle interpretazioni che riesce a generare.
Soprattutto, Vilanova dimostra che un’installazione contemporanea non ha necessariamente bisogno di tecnologie sofisticate o materiali straordinari per trasformare radicalmente uno spazio.
A volte bastano migliaia di piccole cartoline dimenticate per costruire un universo nel quale perdersi, ritrovarsi e interrogarsi su ciò che scegliamo di ricordare.
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