Oriol Vilanova trasforma le cartoline in un museo della memoria

Tra i nostri padiglioni preferiti della Biennale di Venezia 2026, quello spagnolo sorprende con Los restos, l’installazione dell’artista Oriol Vilanova. Migliaia di cartoline trasformano lo spazio espositivo in un archivio visivo che invita a riflettere sulla memoria, sul valore delle immagini e sul ruolo dei musei nell’arte contemporanea.

Ci sono padiglioni che colpiscono per la monumentalità delle opere, altri per l’impiego di tecnologie spettacolari. E poi ci sono quelli che riescono a sorprendere partendo da oggetti apparentemente insignificanti. È il caso del Padiglione Spagna alla Biennale di Venezia 2026, uno dei nostri preferiti di questa edizione.

Ai Giardini, l’artista catalano Oriol Vilanova presenta Los restos, un progetto curato da Carles Guerra che trasforma il padiglione nazionale in un ambiente interamente dedicato alle cartoline illustrate. Un’installazione immersiva che nasce da oltre vent’anni di collezionismo e che mette in discussione le convenzioni dell’esposizione museale, trasformando immagini dimenticate in protagoniste dell’arte contemporanea.

Padiglione Spagna alla Biennale di Venezia 2026: Oriol Vilanova trasforma le cartoline in un museo della memoria oriol-vilanova-los-restos-spagna-biennale-arte-venezia-2026
Oriol Vilanova, Los RestosPadiglione della Spagna alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Foto: Jacopo Salvi. Courtesy of La Biennale

Oriol Vilanova: vent’anni di cartoline diventano arte contemporanea

Nato a Manresa nel 1980 e residente a Bruxelles, Oriol Vilanova ha costruito gran parte della propria ricerca artistica attorno a un gesto semplice: raccogliere cartoline.

Da oltre vent’anni frequenta mercatini dell’usato e delle pulci, inizialmente a Barcellona e successivamente a Bruxelles e nelle città visitate durante i suoi viaggi. Tra oggetti dimenticati, vecchie fotografie e piccoli souvenir, l’artista recupera immagini che hanno perso la loro funzione originaria e le inserisce in una collezione in continua espansione.

Le cartoline, un tempo utilizzate per raccontare viaggi e condividere ricordi, diventano così materiali attraverso cui indagare la circolazione delle immagini e i meccanismi della memoria collettiva.

A Venezia, questa ricerca assume una dimensione monumentale. L’opera Representación (2026), cuore di Los restos, occupa le pareti del Padiglione Spagna con un numero vastissimo di cartoline, disposte in una composizione fitta e regolare che sembra poter proseguire all’infinito.

Il visitatore si trova circondato da paesaggi, monumenti, riproduzioni artistiche e immagini provenienti da luoghi ed epoche differenti. Da lontano, le cartoline si fondono in un’unica superficie visiva; avvicinandosi, ogni immagine rivela un proprio universo.

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Oriol Vilanova, Los RestosPadiglione della Spagna alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Foto: Jacopo Salvi. Courtesy of La Biennale

Los restos: un anti-museo costruito attraverso l’accumulo

L’aspetto più affascinante del progetto è la trasformazione di una raccolta di oggetti comuni in un vero e proprio ambiente espositivo.

Vilanova costruisce quello che può essere definito un anti-museo, uno spazio in cui vengono meno le gerarchie tradizionali della storia dell’arte. Non esiste un percorso cronologico prestabilito, né una distinzione tra immagini considerate importanti e immagini di scarso valore.

Una riproduzione di un capolavoro può convivere con la fotografia di una località turistica, un monumento celebre con un paesaggio anonimo. Ogni cartolina partecipa alla composizione con la stessa dignità visiva.

Attraverso la ripetizione e l’accumulo, l’artista mette in discussione i criteri con cui le istituzioni selezionano, conservano e attribuiscono valore agli oggetti culturali. Il museo, tradizionalmente luogo dell’unicità e dell’autenticità, viene qui sostituito da un universo di riproduzioni, immagini seriali e materiali di seconda mano.

Il paradosso è particolarmente interessante: le cartoline, nate per riprodurre e diffondere immagini già esistenti, acquistano una nuova identità artistica proprio grazie al loro accumulo. Ciò che individualmente potrebbe sembrare trascurabile diventa parte di un’opera capace di trasformare completamente la percezione dello spazio.

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Oriol Vilanova, Los Restos. Foto Marco Zorzanello Courtesy of La Biennale

La memoria delle immagini nell’epoca digitale

Los restos offre anche una riflessione sul nostro rapporto contemporaneo con le immagini.

In un’epoca dominata dagli smartphone e dai social network, siamo abituati a produrre, condividere e dimenticare fotografie con una rapidità senza precedenti. Le cartoline appartengono invece a una forma di comunicazione più lenta, nella quale un’immagine veniva scelta, acquistata e spesso spedita a una persona precisa.

Oggi molte di quelle immagini finiscono nei mercatini, separate dalle persone che le hanno possedute e dalle storie che avrebbero dovuto raccontare.

Vilanova non cerca necessariamente di ricostruire quelle storie. Piuttosto, restituisce alle cartoline una nuova possibilità di circolazione e interpretazione, lasciando che sia il pubblico a stabilire connessioni tra immagini apparentemente lontane.

L’accumulo assume così un doppio significato: tentativo di conservare ciò che rischia di scomparire, ma anche rappresentazione dell’impossibilità di trattenere ogni ricordo.

È proprio questo contrasto tra memoria e perdita a rendere l’installazione particolarmente attuale.

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Oriol Vilanova, Los Restos. Foto Marco Zorzanello Courtesy of La Biennale

Dalle migliaia di cartoline a una sola immagine: la performance dell’artista

Il progetto non si esaurisce all’interno del padiglione. Vilanova ha concepito anche El fantasma de la libertad (2026), una performance ispirata all’omonimo film di Luis Buñuel.

L’intervento prevede che un performer mostri una singola cartolina ai visitatori incontrati casualmente tra i Giardini e l’Arsenale, senza un programma di apparizioni annunciato.

Dopo l’enorme quantità di immagini che riempiono le pareti del padiglione, l’artista compie quindi il gesto opposto: riduce l’esperienza visiva a un solo oggetto e a un incontro inatteso.

Ad accompagnare l’esposizione è inoltre una pubblicazione progettata da Zak Group, che trasferisce sulla pagina le cartoline presenti nell’installazione veneziana.

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Oriol Vilanova, Los Restos. Foto Marco Zorzanello Courtesy of La Biennale

Perché il Padiglione Spagna è uno dei nostri preferiti della Biennale 2026

Tra le numerose installazioni della Biennale di Venezia 2026, quella di Oriol Vilanova ci ha colpito per la capacità di costruire un’esperienza visiva coinvolgente partendo da un materiale semplice e familiare.

L’interesse di Los restos risiede proprio nel rapporto tra la forza dell’insieme e la fragilità dei singoli elementi. Da lontano, l’installazione appare come una grande composizione astratta; da vicino, ogni cartolina invita a rallentare, osservare e immaginare una storia.

È un progetto che parla anche a chi, come noi, lavora quotidianamente a contatto con le immagini e con le opere d’arte. Ci ricorda che il valore di un’immagine non dipende esclusivamente dalla sua rarità, dalla tecnica o dalla firma dell’autore, ma anche dalle relazioni, dai ricordi e dalle interpretazioni che riesce a generare.

Soprattutto, Vilanova dimostra che un’installazione contemporanea non ha necessariamente bisogno di tecnologie sofisticate o materiali straordinari per trasformare radicalmente uno spazio.

A volte bastano migliaia di piccole cartoline dimenticate per costruire un universo nel quale perdersi, ritrovarsi e interrogarsi su ciò che scegliamo di ricordare.

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