Le migliori mostre di Les Rencontres d’Arles 2026: la nostra classifica

da | Ott 8, 2026

Uno dei più grandi festival di fotografia la mondo è terminato il 4 Ottobre

 

È il momento perfetto dunque per tirare le somme di questa fantastica edizione che, come sempre, ha riservato molte sorprese nonostante la mancanza delle solite “superstar”, puntando invece i riflettori sulle giovani promesse e sui vecchi nomi che forse in pochi ricordano ma che hanno contribuito alla storia della fotografia. Presentiamo in questo articolo le mostre che per un motivo o per l’altro riteniamo essere, secondo la nostra opinione, le migliori del Festival, sperando di farvi scoprire qualcosa di nuovo e di portarvi qualche riflessione su cosa rende la fotografia bella.

Arles Place de la Republicque. Foto Bjs
Arles, Place de la Republicque. Foto di Bjs, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

OZYMANDIAS

AMAN ALAM

La mostra migliore

Voto: 10

Di tutto il festival, Ozymandias (2020-in corso) è il progetto fotografico che ci ha più colpito e toccato per la sua profondità e bellezza. L’autore è Aman Alam, un fotografo indiano di poco più di 30 anni che mira con le sue opere a esplorare la condizione umana in relazione al tempo.

Ozymandias utilizza un approccio fotografico sostenuto da scultura, intelligenza artificiale e archivi familiari privati, per creare una cartografia multidisciplinare che esamina l’impatto del declino cognitivo e mette in discussione le narrazioni consolidate che lo riguardano.

Alam era all’università quando sua nonna Naseem iniziò a mostrare i primi segni di demenza. Nel tempo passato a prendersi cura di lei, la fotografia si è rivelata un’ancora di salvezza che ha permesso all’artista di processare il momento difficile che stava attraversando. La mostra tuttavia non testimonia solo la sua esperienza personale, ma invita a riflettere e a chiedersi cosa significa conoscere, ricordare e dimenticare.

La potenza degli scatti rubati, dei frammenti recuperati e delle immagini sfocate ricostruisce una storia comune a molti ma spesso taciuta, permettendo allo spettatore di sentirsi sia dalla parte di chi offre cura, sia dalla parte di chi ne riceve.

Les Rencontres de la photographie OZYMANDIAS AMAN-ALAM Festival della Fotografia ad Arles 2026

A SENSE OF PLACE

HARRY GRUYAERT

Il migliore allestimento

Voto: 10

Harry Gruyaert ci invita in un viaggio sconfinato attraverso le città del mondo: New York, Parigi, Tokyo, Mosca, Anversa, Mumbai e Zanzibar. Ciò che unisce le sue fotografie non è il soggetto, ma il modo in cui il mondo gli si presenta: l’intensità vibrante del colore, i tagli netti dell’ombra, le geometrie urbane che scandiscono lo spazio come una frase jazz.

Queste sue peculiarità hanno un riverbero enorme sulle modalità espositive adottate alla Chapelle Saint-Martin du Méjan, che abbiamo valutato come miglior allestimento delle Rencontres.

La maestria dell’artista nella composizione e soprattutto nei giochi di luce e di colore viene ripresa e continuata dalle pareti su cui le fotografie vengono appese, costruendo un percorso dinamico in cui il visitatore si può perdere tra le trafficate strade delle capitali americane, per poi svoltare l’angolo e ritrovarsi nel continente asiatico.

Le fotografie dei vari territori del mondo rappresentano i gesti e i luoghi della vita moderna, che vengono incorniciati perfettamente da un allestimento che funge da palcoscenico ideale in cui le scene e i personaggi rappresentati prendono vita.

Il viaggio e il movimento sono anche al centro di un’altra mostra che abbiamo esplorato durante il festival di quest’anno, Nos rêves lointains, che mette in dialogo la collezione fotografica Fnac con la scrittura di Natacha Appanah.

Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Harry Gruyaert
Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Harry Gruyaert

FROM OUR WINDOWS

RINKO KAWAUCHI & TOKUKO USHIODA

Voto: 9

La mostra riunisce due delle personalità più influenti della fotografia giapponese. Pur appartenendo a due generazioni diverse, le due artiste hanno collaborato nella presentazione delle loro riflessioni sul significato di casa, famiglia e quotidianità.

Rinko Kawauchi ha iniziato a fotografare la propria famiglia per preservarne la memoria. La maternità ha trasformato profondamente il suo sguardo, affinando la sua sensibilità verso i cicli della vita. In As It Is (2020), delicate immagini dei primi anni di vita di sua figlia, accompagnate da testi poetici, catturano la quieta semplicità dell’esistenza attraverso il mutare delle stagioni.

Tokuko Ushioda presenta due serie. My Husband(1978-1985), riscoperta dopo quarant’anni, registra con tenerezza i momenti ordinari dei primi anni di genitorialità. ICE BOX (1981-in corso) raccoglie ritratti di frigoriferi appartenenti a diverse famiglie, offrendo uno sguardo sulla vita e sulla personalità dei loro proprietari.

Queste due visioni femminili restituiscono con una delicatezza disarmante tutta la profondità di significato contenuta nei piccoli momenti legati alla famiglia, a cosa significa essere madre e moglie, a come ciò cambia in base al contesto di appartenenza e alla volontà di congelare nel tempo tutti quei momenti che passeranno e non torneranno più.

Rinko Kawauchi compare anche in un’altra mostra del festival di quest’anno, Modèle animal: 200 Years of Photography, un’esposizione che esplora due secoli di relazione tra la fotografia e il mondo animale.

Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Rinko Kawauchi e Tokuko Ushioda
Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Rinko Kawauchi e Tokuko Ushioda

SOUL OF THE CITY

MARTINE BARRAT

Voto: 8

Dopo che un incidente ha interrotto la sua carriera da ballerina, Martine Barrat si è trasferita a New York, catapultata nei quartieri periferici, le cui strade, con i propri codici e stili di vita, ha imparato ad amare e a voler documentare, ad esempio con il film You Do the Crime.

Senza mai giudicare o imporre una morale, mostra la vita dei quartieri e delle comunità che vi abitano dall’interno, condividendo vita ed esperienze con le persone più varie e instaurando legami con le gang del South Bronx: i Roman Kings e i Ghetto Brothers.

Sa che, nonostante la durezza del loro contesto, gli abitanti continuano a vivere e ad amare, e che è sua responsabilità fotografarli con rispetto e impegno. La particolare sensibilità di Martine Barrat si rileva soprattutto nelle foto scattate ai bambini che giocano o ai ragazzi che praticano la boxe come valvola di sfogo.

“È nei luoghi dove c’è violenza che trovo l’amore. La violenza è la rabbia che nasce dal vedersi negato il diritto di vivere”, dice l’artista, in una frase che racchiude la sua intera ricerca artistica.

Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Martine Barrat
Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Martine Barrat

ON A CALM MORNING

PARK CHAN-WOOK

Voto: 8

La Fondazione Lee Ufan Arles presenta nelle sue stanze il lavoro fotografico di un connazionale del celebre artista sudcoreano. Si tratta di Park Chan-Wook, regista di fama internazionale che ha diretto film come Old Boy, Handmaiden e il più recente No Other Choice. Oltre al cinema, abbiamo scoperto la sua passione per la fotografia nella prima mostra europea a lui dedicata.

Perfezionista sul set, quando prende in mano la fotocamera non ha un obiettivo preciso in mente, ma si prende un momento di calma contemplativa e libertà artistica. Diventa fotografia qualsiasi cosa catturi la sua attenzione: paesaggi, architetture, animali, persone, vestiti.

Le sue fotografie sono ancorate a un momento lungo, silenzioso, sospeso. Sono fermo immagine che forniscono la materia delle sue riflessioni, lo spazio di respiro di un uomo che per un momento lascia andare il controllo.

Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Park Chan-Wook
Les Rencontres de la photographie Arles Mostra di Fotografia di Park Chan-Wook

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