Palazzo Fava, Bologna – Oltre 50 opere di Ai Weiwei in mostra.
Tra installazioni, dipinti, video e sculture, l’artista dissidente cinese continua a raccontare il nostro tempo.
Dal 21 settembre 2024 al 4 maggio 2025
L'artista cinese Ai Weiwei durante la sua personale Who Am I? Palazzo Fava, sede espositiva di Genus Bononiae (Roberto Serra / Opera Laboratori Fiorentini) foto di Roberto Serra.
Per la prima volta Ai Weiwei espone a Bologna con la mostra “Who am I?”, che occupa gli spazi di Palazzo Fava con oltre cinquanta opere, tra installazioni, sculture, video e fotografie.
Organizzata dalla Fondazione Carisbo nell’ambito del progetto culturale Genus Bononiae e prodotta da Opera Laboratori, la mostra – curata da Arturo Galansino – esplora l’universo creativo dell’artista cinese, da sempre in bilico tra tradizione e sperimentazione, conservazione e distruzione.
Il titolo della mostra, ispirato a una conversazione tra Ai Weiwei e un’intelligenza artificiale, evidenzia il tema centrale dell’esposizione: l’identità. Nelle sale affrescate dai Carracci, la cultura cinese dialoga con l’eredità occidentale, intrecciando creature mitologiche tratte dal Classico dei Monti e dei Mari con racconti dell’Eneide.
In lingua cinese, il concetto di “imitazione” può essere espresso in diversi modi. Il termine fangzhipin (仿製品) indica un’imitazione dichiarata, in cui la distanza tra copia e originale è evidente. Un altro termine, fuzhipin (複製品), si riferisce invece a un tentativo di imitazione perfetta, indistinguibile, una copia “invisibile”.
In una delle civiltà più antiche e durature del mondo, l’imitazione era considerata una pratica nobile, fonte di saggezza e raffinatezza. Questo concetto permeava la pittura, la poesia e la calligrafia, tutte tese al raggiungimento della copia perfetta. Le opere di Ai Weiwei si inseriscono in questa tradizione millenaria, reinterpretandola in chiave contemporanea.
I Lego come linguaggio artistico: reinterpretare i capolavori
Dal 2014 Ai Weiwei utilizza i mattoncini Lego come mezzo artistico, reinterpretando capolavori della storia dell’arte attraverso mosaici che fondono iconografia classica e linguaggio pop.
Nella mostra bolognese, il pubblico può ammirare reinterpretazioni in Lego di L’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello, La Venere dormiente di Giorgione e L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Quest’ultima raggiunge oltre tre metri di altezza e quasi sette di lunghezza, ricreando in forma pixelata la celebre scena sacra.
Ci sono però delle differenze significative: i personaggi indossano abiti dai colori vivaci e pop, e il volto di Giuda è sostituito da quello dell’artista stesso. Il riferimento rimanda alla vicenda del padre di Ai Weiwei, il poeta Ai Qing, esiliato durante il regime di Mao, ma suggerisce anche una riflessione più ampia sulla natura umana e sul tradimento.
L’effetto ottico di queste opere in Lego è al tempo stesso sorprendente e destabilizzante: la superficie acrilica sembra riprodurre la matericità dei mosaici in pietra o vetro, richiamando il concetto di imitazione tanto lodato dai maestri del passato.
Attraverso i Lego, Ai Weiwei rende omaggio alla tradizione ma al tempo stesso la sovverte, ponendo domande sulla relazione tra autenticità e replica.
Ai Weiwei, Who Am I? Palazzo Fava, Bologna, 2025 foto Elettra Baston
Lego e impegno sociale
Nel corso della sua carriera Ai Weiwei ha utilizzato i Lego anche come mezzo per affrontare temi politici e sociali, riflettendo sulla fragilità della libertà e dei diritti umani.
Una delle sue opere più monumentali, Water Lilies #1 (2022), composta da oltre 650.000 mattoncini Lego, è stata presentata al Design Museum di Londra nel 2023. Lunga 15 metri, è la più grande opera mai realizzata dall’artista con questo materiale. L’opera esplora l’intersezione tra arte, politica e tecnologia, dove la modularità del Lego richiama i processi ripetitivi e seriali della produzione digitale contemporanea.
Ai Weiwei utilizza il linguaggio visivo per affrontare temi come la libertà d’espressione, la crisi dei rifugiati e la memoria collettiva. Il wallpaper Odyssey, ispirato ai vasi attici, narra le migrazioni moderne, mentre l’installazione Forever Bicycles richiama i cambiamenti sociali della Cina contemporanea.
Ai Weiwei, Water Lilies #1 (2022), LEGO.
Tra tradizione e modernità
L’artista mette costantemente in dialogo materiali e temi antichi con la cultura globale moderna.
In Dropping a Han Dynasty Urn (1995) si mostra mentre lascia cadere e rompe un’urna del III secolo; in Han Dynasty Urn with Coca-Cola Logo (1994) dipinge il logo della celebre bevanda su un vaso della dinastia Han. Entrambe le opere riflettono la tensione tra patrimonio culturale e globalizzazione, tra rispetto per la tradizione e critica del consumismo contemporaneo.
Ai Weiwei Han Dynasty Urn con il logo di Coca-Cola 2014, ph Roberto Serrapersonale
Un’altra opera emblematica, Forever (2003), composta da decine di biciclette intrecciate, richiama la folla di ciclisti di Pechino e la trasformazione urbana del Paese. Attraverso questo simbolo, Ai Weiwei riflette sulla conformità della società moderna cinese, mantenendo però un profondo legame con le sue radici culturali.
Ai Weiwei
L’arte come strumento di cambiamento
Per Ai Weiwei l’arte non è solo un’esperienza estetica, ma un mezzo di consapevolezza e trasformazione sociale. Attraverso i Lego, la ceramica e altri materiali quotidiani, l’artista apre un dialogo su temi come la conservazione culturale, la distruzione dell’identità e lo scontro tra culture.
La mostra di Palazzo Fava diventa così un potente promemoria: l’arte non è soltanto oggetto di contemplazione, ma anche forza di critica e cambiamento. Ai Weiwei invita lo spettatore a interrogarsi sul mondo contemporaneo, trasformando ogni opera in un atto di riflessione personale e collettiva.
In questo senso, il suo lavoro rappresenta un’indagine profonda sui concetti di identità, arte e imitazione nel contesto globale e cinese. Attraverso mosaici di Lego e installazioni provocatorie, Ai Weiwei supera i confini tra Oriente e Occidente, dimostrando che talvolta proprio le imitazioni più fedeli riescono a rivelare le verità più autentiche sulla società contemporanea.