Ogni estate, la storica cittadina di Arles, nel sud della Francia, si trasforma in capitale mondiale della fotografia. Le Rencontres de la Photographie, giunte alla loro 56ª edizione, si sono aperte il 7 luglio con un messaggio potente: la fotografia non è solo catturare immagini — è raccontare storie, porre domande e riflettere il mondo in cui viviamo.
La settimana inaugurale di quest’anno è stata un concentrato di energia. Tra visite guidate, incontri pubblici e mostre affollate, è evidente che Arles è molto più di un festival — è un centro vitale e pulsante della fotografia contemporanea. Tutto è cominciato con un momento di grande intensità: Nan Goldin, una delle artiste più influenti del nostro tempo, ha ricevuto il Women in Motion Award for Photography. Il suo ultimo progetto, Stendhal Syndrome (2024), ha lasciato il pubblico senza fiato con un mix di immagini rinascimentali e ritratti profondamente personali — un promemoria di come la fotografia possa essere al tempo stesso poetica e politica.
Nan Goldin, Young Love, 2024
Più di un festival: un osservatorio globale della fotografia
Con oltre 160 artisti e 24 curatori coinvolti, le Rencontres d’Arles 2025 rappresentano un’immersione profonda nei grandi temi del nostro tempo — identità, appartenenza, ambiente e memoria culturale.
Tra le mostre più significative, On Country: Photography from Australia esplora il legame intimo tra gli Aborigeni australiani e la loro terra, offrendo una potente meditazione sul concetto di luogo e sulla sopravvivenza culturale attraverso l’obiettivo della fotografia contemporanea.
Il Brasile è al centro di una serie di esposizioni coraggiose. Ancestral Futures affronta le continue lotte delle comunità afro-brasiliane, indigene e LGBTQIA+, mentre Echoes from a Near Future di Caroline Monnet ribalta gli stereotipi sulle donne indigene, celebrandone forza, eleganza e resistenza.
Caroline Monnet, Echoes from a Near Future, 2022
Riscoprire le icone della fotografia
Per gli appassionati dei grandi maestri, Arles non delude. In the Place of the Other presenta i primi lavori di Claudia Andujar, parte di una più ampia serie di “riletture” che riconsidera figure come Letizia Battaglia, Louis Stettner e persino l’icona della moda Yves Saint Laurent, attraverso la lente fotografica.
Altrove, Stéphane Couturier fonde architettura e fotografia nel suo affascinante progetto [E-1027+123], che reinterpreta il dialogo visivo tra Le Corbusier ed Eileen Gray. Le sue composizioni stratificate confondono i confini del reale, offrendo una riconciliazione utopica tra eredità artistiche.
Stéphane Couturier, «Villa Eileen Gray - #8, E-1027+123 series», 2021-22.
Storie personali e identità attraverso la fotografia
Il festival non teme le narrazioni intime. In Father, Diana Markosian ripercorre il viaggio emotivo di riconciliazione con il padre da cui era separata. In Search of the Father di Camille Lévêque adotta invece un approccio più astratto, interrogandosi sull’influenza delle figure paterne nella costruzione della nostra identità.
Then there’s Dancing on Ashes (Open Fire) by Lila Neutre—a bold, kinetic celebration of voguing and twerking as radical forms of self-expression. It’s a reminder that photography doesn’t just document movement—it can amplify the power of identity and resistance.
Diana Markosian, The Cut Out, Father series, 2014-2024.
Camille Lévêque, Glitch, 2014.
Lila Neutre, Milani Varela (Latex Ball No. 5),
Sculpting the Self – Serie The Rest is Drag, 2015.
Riscrivere la storia, un’immagine alla volta
La storia è un tema ricorrente. The Lobster War, una collaborazione tra Jean-Yves Jouannais, Mabe Bethônico e gli studenti dell’ENSP, rievoca un curioso conflitto della Guerra Fredda tra Francia e Brasile. È in parte documentario, in parte intervento artistico — e totalmente stimolante.
Per chi è affascinato dal viaggio e dal tempo, Anna Fox e Karen Knorr ripercorrono il viaggio di Berenice Abbott lungo la U.S. Route 1. Utilizzando strumenti che vanno dall’iPhone alle fotocamere di grande formato, tracciano un vivido ritratto della vita americana, da Maine a Florida, ieri e oggi.
Nel frattempo, l’agenzia fotografica MYOP celebra 20 anni di eccellenza documentaristica, riunendo storie dai luoghi più remoti del mondo e dai quartieri di casa — accomunate da un impegno per la verità, la giustizia e la memoria collettiva.
Zen Lefort, Indian Land series, United States, 2016.
Dal surrealismo ai lampioni
Il festival abbraccia ogni stile. In The Tourist, Kourtney Roy costruisce scene cinematografiche ipersature, a metà tra sogno e incubo. Todd Hido, al contrario, in The Light From Within ci conduce tra paesaggi malinconici e volti sospesi, evocando la tristezza del sogno americano.
Anche la natura parla a voce alta. In
Laurence Kubski, Rievocazione di un ricordo d’infanzia:
la gara di lumache, 2024.
Cosa sta emergendo? Una nuova ondata di voci visive
Per chi vuole scoprire il futuro della fotografia contemporanea, da non perdere An Assembly of Skeptics, parte del Discovery Award Louis Roederer Foundation. Questa mostra collettiva riunisce voci emergenti che mettono in discussione tutto: dalla violenza di genere al revisionismo storico. Ogni progetto ricorda che la fotografia non serve solo a vedere — ma a ripensare.
Oltre Arles: il Grand Arles Express
Non potete restare ad Arles? Il Grand Arles Express porta lo spirito del festival in tutta la regione, da Marsiglia a Mougins. Tra gli appuntamenti di spicco,
Kwame Brathwaite, Untitled (modella che ha valorizzato acconciature naturali
durante una sessione fotografica negli Studios AJASS),
circa 1970.
Considerazioni finali: la fotografia come resistenza
Le Rencontres d’Arles di quest’anno ci invitano a ripensare la storia — antica e moderna — e a reimmaginare il presente. Dai nomi leggendari alle nuove voci coraggiose, il festival presenta la fotografia come forza di resistenza, testimonianza e trasformazione sociale.
Come afferma il direttore del festival Christoph Wiesner: “La fotografia è uno strumento di resistenza, testimonianza e cambiamento sociale.”