Il simbolo di Naji al-Ali: resistenza, esilio e identità palestinese

 

Naji al-Ali (1938-1987) è considerato uno dei più importanti e coraggiosi vignettisti del mondo arabo. Palestinese, profugo, artista e dissidente, la sua vita fu segnata dall’esilio, dalla censura e infine dalla violenza. Ma soprattutto, fu segnata da un bambino: Handala, la sua creazione più famosa, diventata nel tempo un simbolo universale di resistenza, dignità e memoria. Handala è un ragazzino di dieci anni e, scalzo e vestito di stracci, è sempre disegnato di spalle, con le mani intrecciate dietro la schiena, rivolto verso un orizzonte segnato dalla distruzione. Non mostra mai il volto, e non lo mostrerà finché non potrà tornare a casa, in Palestina. È un bambino che rifiuta di crescere finché la sua terra resterà occupata, finché il suo popolo sarà in esilio, finché la giustizia resterà solo un sogno. Naji al-Ali spiegò una volta che Handala non era solo un personaggio, ma la coscienza collettiva dei palestinesi: “Quando potrà tornare in Palestina, Handala crescerà. Allora si girerà, e solo allora mostrerà il suo volto”. Questa immagine, così semplice e potente, racchiude tutto il dramma del popolo palestinese. Handala dà le spalle al mondo, proprio come tanti hanno voltato le spalle ai palestinesi. Ma nella sua immobilità c’è anche una forza silenziosa: quella della resistenza, dell’attesa, della dignità che non si piega.

L'artista Naj Al-Ali e il suo personaggio più celebre, Handala
Un murales raffigurante Handala, il personaggio più famoso di Naji al-Ali
Handala e gli 83 illustratori italiani
L’illustrazione di 83 fumettisti italiani
unitisi per chiedere un cessate il fuoco. Dicembre 2023 

Un artista in esilio

La vita di Naji al-Ali fu, come quella del suo personaggio, una lunga traversata nell’esilio. Nato nel 1938 ad al-Shajara, un piccolo villaggio della Galilea tra Tiberiade e Nazareth, fu costretto con la sua famiglia a fuggire in Libano durante la Nakba del 1948, l’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi dopo la nascita dello Stato d’Israele. Cresciuto nel campo profughi di Ain al-Hilweh, al-Ali sviluppò presto una coscienza politica profonda e un’abilità artistica straordinaria, maturata anche grazie agli studi all’Accademia di Belle Arti di Beirut. I suoi disegni apparvero per la prima volta negli anni Sessanta su riviste arabe come Al-Hurriyya e As-Siyasat, e quest’ultima fu proprio quella che per la prima volta accolse il personaggio di Handala. Con il tempo, la sua satira divenne sempre più feroce e universale: criticava l’occupazione israeliana, ma anche la corruzione e l’ipocrisia dei leader arabi e palestinesi; per lui la verità doveva essere detta senza paura, a costo di subire minacce, intimidazioni e arresti. Fu infatti imprigionato più volte e infine esiliato. Nel 1985 lasciò il Medio Oriente per rifugiarsi a Londra, ma purtroppo neanche la città inglese fu per lui un porto sicuro: nel 1987 venne lì colpito da un proiettile alla testa mentre si trovava fuori dalla sede del quotidiano per cui lavorava, al-Qabas International. Morì dopo cinque settimane di coma e tutt’oggi il suo assassinio rimane un mistero, anche dopo che nel 2017 la polizia londinese cercò di fare chiarezza riaprendo il caso. Nel 1988 ricevette la Golden pen of freedom dalla FIEJ (Fédération Internationale des Éditeurs de Journaux, ora WAN IFRA), importante riconoscimento dato postumo.

L’omaggio degli artisti italiani e “Falestin Hurra”: quando l’arte diventa resistenza

 

A distanza di quasi quarant’anni dalla morte di al-Ali, la sua eredità è più viva che mai. Nel dicembre del 2023, 83 fumettisti italiani decisero di rendere omaggio al suo messaggio con un gesto collettivo di grande forza simbolica: disegnarono 83 personaggi dei fumetti italiani, tutti di spalle, silenziosi, proprio come Handala. Tex Willer, Dylan Dog, Corto Maltese, Diabolik, Valentina, Lupo Alberto e tanti altri: tutti voltati, tutti testimoni di un dolore collettivo, in segno di protesta contro la guerra e come appello per un cessate il fuoco immediato. Questa semplice illustrazione diventò un atto di solidarietà artistica e, soprattutto, umana.
Oggi, quel dialogo visivo tra artisti italiani e palestinesi continua nella mostra “Falestin Hurra” (Palestina Libera), ospitata alla Fondazione MAMRE di Torino dal 10 ottobre al 3 novembre 2025, in co-produzione con il Nazra Palestine Short Film Festival. L’esposizione raccoglie fumetti, illustrazioni e opere grafiche provenienti da tutto il mondo arabo e mediterraneo. È un percorso visivo che attraversa la storia, la memoria e la resilienza di un popolo attraverso l’arte, rappresentando non solo sofferenza, ma anche speranza.

La mostra Falastin Hurra alla Fondazione MAMRE di Torino
La mostra Falastin Hurra poster, 10 Ottobre - 3 Novembre, 2025
alla Fondazione MAMRE di Torino.

Un simbolo universale

Negli anni, Handala ha attraversato i confini e le generazioni: è comparso su murales in tutto il mondo, da Beirut a Napoli, su T-shirt, copertine di libri, bandiere e manifesti, diventando un simbolo di ogni popolo oppresso, di ogni bambino privato della propria infanzia. Un’illustrazione semplice ma pregnante di significato è diventata così un richiamo alla coscienza. Nell’idea di Naji al-Ali, Handala non crescerà e non mostrerà il suo volto finché non tornerà in Palestina, quando questa sarà una terra per un popolo e non un campo di battaglia. Così, davanti a lui, davanti a quel piccolo corpo di spalle, non possiamo che domandarci, con un misto di speranza e tristezza: lo vedremo mai, un giorno, il volto di Handala?