la performance estrema di Florentina Holzinger

 

Alla Biennale di Venezia c’è un padiglione che più di tutti sta attirando l’attenzione del pubblico, della critica e dei social: è quello dell’Austria, affidato all’artista Florentina Holzinger. Tra code interminabili, dibattiti accesi e performance che stanno facendo discutere l’intera scena contemporanea, il progetto SEAWORLD VENICE è già considerato uno degli interventi più radicali e controversi di questa edizione della Biennale di Venezia 2026.

Fin dai primi giorni di apertura, il Padiglione Austria è diventato uno dei luoghi più visitati della Biennale. Per entrare, molti visitatori attendono anche oltre due ore, mentre all’esterno cartelli informativi avvertono che le performance potrebbero urtare la sensibilità del pubblico. Nonostante i continui inviti a evitare fotografie e video, le immagini dell’installazione stanno circolando ovunque online, contribuendo a rendere il progetto uno dei più commentati dell’intera manifestazione veneziana.

Il Padiglione dell'Austria durante la Biennale Arte a Venezia 2026. La Biennale di Venezia
Padiglione dell'Austria. Biennale Arte 2026 Venezia. Courtesy La Biennale di Venezia.  
La Performance di Florentina Holzinger

L’opera ideata da Florentina Holzinger trasforma il padiglione in un ambiente immersivo e instabile, dove acqua, corpi, tecnologia e simboli rituali convivono in una dimensione sospesa tra arte performativa e critica sociale. Curato da Nora-Swantje Almes del Gropius Bau di Berlino, il progetto sarà visitabile per tutta la durata della Biennale, dal 9 maggio al 22 novembre 2026.

Uno dei primi momenti performativi che hanno attirato l’attenzione del pubblico è stato Opening Étude. Nei giorni precedenti all’apertura della Biennale, una grande campana recuperata dalla laguna di Venezia è stata trasportata in processione fino al Padiglione Austria, dove oggi domina l’ingresso dell’edificio sospesa tramite una gru. L’elemento richiama immediatamente la tradizione religiosa e il simbolismo del tempo, ma viene reinterpretato in chiave critica dall’artista.

Al posto del tradizionale batacchio, infatti, è una performer completamente nuda a produrre i rintocchi della campana attraverso il movimento del proprio corpo. La scena si ripete allo scoccare di ogni ora e dura circa quattro minuti. La performance mette in discussione le strutture di potere legate alla religione, alla storia patriarcale e all’autorità istituzionale, trasformando un simbolo collettivo in un gesto fisico e vulnerabile.

Padiglione dell'Austria durante la Biennale Arte a Venezia 2026. La Biennale di Venezia
Padiglione dell'Austria. Biennale Arte 2026 Venezia. Courtesy La Biennale di Venezia.  
La Performance di Florentina Holzinger

Entrando nel padiglione, il visitatore si trova immerso in uno spazio completamente allagato. Questa scelta scenografica limita volutamente il numero di persone che possono accedere contemporaneamente all’installazione, contribuendo alle lunghe attese che caratterizzano il padiglione. All’interno emerge uno degli elementi più iconici della performance: una moto d’acqua guidata da una performer nuda attraversa continuamente lo spazio espositivo seguendo traiettorie circolari.

Secondo Florentina Holzinger, questo intervento rappresenta una riflessione sull’overtourism e sulla fragilità ambientale di Venezia. La moto d’acqua diventa simbolo del tentativo umano di controllare e dominare la natura, mentre la città lagunare appare sempre più schiacciata dagli effetti del turismo di massa e dei cambiamenti climatici. La relazione tra acqua, spettacolo e consumo diventa così centrale nell’intero progetto artistico.

Nella seconda sala compare invece una gigantesca struttura verticale che attraversa l’architettura del padiglione. Qui l’artista sostituisce il concetto tradizionale di monumento statico con una sorta di Deposizione di Cristo reinterpretata al femminile. Performer nude sono agganciate alla struttura, che ruota seguendo il vento e i movimenti dell’ambiente circostante. L’immagine richiama il linguaggio della scultura sacra, ma lo trasforma in una presenza mobile e collettiva, continuamente instabile.

Padiglione dell'Austria durante la Biennale Arte a Venezia 2026. La Biennale di Venezia
Padiglione dell'Austria. Biennale Arte 2026 Venezia. Courtesy La Biennale di Venezia.  
La Performance di Florentina Holzinger

Uno dei momenti più discussi del progetto si trova però nel cortile del Padiglione Austria. Qui una performer vive stabilmente all’interno di una vasca alimentata da un sistema che recupera e depura i fluidi corporei provenienti dai bagni della Biennale. L’acqua riciclata viene utilizzata per mantenere l’ambiente in cui la performer trascorre il tempo durante tutta la durata della manifestazione.

L’installazione affronta temi legati allo sfruttamento, alla disuguaglianza e alla gestione degli scarti prodotti dalla società contemporanea. Secondo l’artista, il sistema rappresenta metaforicamente un ordine globale nel quale le comunità più vulnerabili sono costrette a vivere tra i residui generati dai sistemi economici dominanti. Allo stesso tempo, la figura della performer richiama la tradizione iconografica veneziana, in particolare la Venere dormiente di Giorgione, creando un contrasto tra la bellezza storica di Venezia e le sue attuali contraddizioni ambientali.

La ricerca di Florentina Holzinger si inserisce in una lunga tradizione della performance estrema europea e richiama apertamente l’eredità dell’azionismo viennese, movimento artistico sviluppatosi negli anni Sessanta. In particolare, il suo lavoro viene spesso accostato alle pratiche radicali di Hermann Nitsch, per l’utilizzo del corpo come strumento politico, rituale e performativo.

Padiglione dell'Austria durante la Biennale Arte a Venezia 2026. La Biennale di Venezia
Padiglione dell'Austria. Biennale Arte 2026 Venezia. Courtesy La Biennale di Venezia.  
La Performance di Florentina Holzinger

Come nelle esperienze storiche dell’azionismo, anche nelle performance di Holzinger il corpo diventa un campo di tensione fisica e psicologica. Le sue opere cercano di rendere visibili i meccanismi di controllo, i rapporti di potere e le dinamiche di violenza simbolica presenti nella società contemporanea, attraverso immagini volutamente provocatorie e spesso destabilizzanti.

Il progetto SEAWORLD VENICE non terminerà con la Biennale di Venezia 2026. L’opera continuerà infatti a evolversi attraverso nuove versioni che verranno presentate in importanti istituzioni internazionali, tra cui il Gropius Bau nel 2027, la Kunsthalle Wien e lo spazio AMANT nel 2028.

Con il suo mix di performance, provocazione e critica ambientale, il Padiglione Austria si conferma dunque uno degli epicentri più discussi della Biennale di Venezia 2026, capace di dividere il pubblico ma anche di imporre con forza il proprio immaginario nel panorama dell’arte contemporanea internazionale.

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