l’artista firma una nuova opera permanente

 

Milano accoglie una nuova opera di Joseph Kosuth, tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. L’artista statunitense ha realizzato Vedere le cose (2025), un’installazione site-specific permanente che illumina la facciata laterale del Museo del Novecento in via Marconi. L’intervento trasforma lo spazio urbano in un luogo di riflessione, attraverso una scrittura luminosa ispirata al pensiero di Alberto Savinio e al rapporto tra linguaggio, tempo e percezione.

Da oltre cinquant’anni Joseph Kosuth utilizza il neon come uno degli strumenti principali della propria ricerca artistica. Fin dagli anni Sessanta, l’artista ha esplorato il linguaggio come materia dell’opera, contribuendo in modo decisivo allo sviluppo dell’arte concettuale. Parallelamente all’installazione milanese, Kosuth è protagonista anche di una mostra personale alla Casa dei Tre Oci di Venezia, confermando il ruolo centrale della sua ricerca nel panorama dell’arte contemporanea.

“Vedere le cose”: la nuova opera di Joseph Kosuth al Museo del Novecento

L’installazione Vedere le cose entra ufficialmente nella collezione permanente del Museo del Novecento. L’opera si sviluppa per circa 28 metri lungo la facciata dell’edificio e propone una frase tratta dagli Scritti dispersi (1943-1952) di Alberto Savinio:

“Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità.”

Attraverso questa citazione, Joseph Kosuth invita il pubblico a superare la superficie della realtà per interrogarsi sul significato più profondo delle cose. La scrittura luminosa dialoga con l’architettura della città e diventa ogni sera un nuovo punto di riferimento nel paesaggio urbano milanese.

L’opera nasce nell’ambito di Metafisica/Metafisiche, la mostra diffusa curata da Vincenzo Trione, dedicata all’eredità della visione metafisica nell’arte dal Novecento ai linguaggi contemporanei. Sebbene l’esposizione si sia conclusa, il lavoro di Joseph Kosuth rimane come testimonianza permanente del progetto, rafforzando il legame tra il museo e lo spazio pubblico.

L’installazione assume anche un valore simbolico in vista della futura espansione del Museo del Novecento. Secondo l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, l’opera rappresenta un ponte ideale verso il secondo Arengario, destinato ad ampliare il percorso museale dedicato all’arte contemporanea.

Ritratto di Joseph Kosuth by Peter Lindbergh. Courtesy Galleria Lia Rumma
Ritratto di Joseph Kosuth by Peter Lindbergh.
Courtesy di Galleria Lia Rumma

Il nuovo Museo del Novecento guarda al futuro

L’intervento di Joseph Kosuth coincide con l’avvio del progetto Novecentopiùcento, il grande piano di ampliamento del Museo del Novecento. Il cantiere, iniziato nel 2026, prevede il recupero della seconda Torre dell’Arengario e la realizzazione di una passerella sospesa in vetro che collegherà i due edifici affacciati su Piazza Duomo.

Il progetto, firmato da Sonia Calzoni insieme a Park Associati e Studio Project Director, porterà gli spazi espositivi a circa 6.800 metri quadrati. La nuova ala del museo ospiterà opere dagli anni Ottanta fino alle più recenti espressioni dell’arte contemporanea, oltre a un laboratorio per la conservazione delle opere, un auditorium da 120 posti, un bookshop e una caffetteria.

Con Vedere le cose, Joseph Kosuth lascia così un segno permanente nel cuore di Milano: un’opera che unisce linguaggio, luce e pensiero, confermando ancora una volta il ruolo dell’artista come figura di riferimento dell’arte contemporanea e accompagnando il Museo del Novecento verso una nuova fase della sua storia.

Joseph Kosuth illumina Milano: una nuova installazione permanente al Museo del Novecento
Joseph Kosuth, Vedere le cose, Museo del Novecento, Milano. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Studio Marco Bertoli  

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