come un artista italiano ha completato la visione di Gaudí 100 anni dopo la sua morte (e la Lego ha lanciato un nuovo set in suo onore)
Da oltre 140 anni, la Sagrada Família svetta tra le strade di Barcellona. Finalmente quest’anno, nel centenario della morte dell’architetto Antoni Gaudí, la basilica è in fase di completamento e i responsabili della chiesa e della città hanno programmato un anno di celebrazioni per commemorare l’occasione.
Nell’Europa medievale e rinascimentale, il completamento delle cattedrali richiedeva secoli, evolvendosi stilisticamente man mano che venivano costruite. La Sagrada Família, in questo senso, è una continuazione della tradizione. La stravagante basilica non ha preteso che ogni colpo di scalpello fosse di Gaudí, ma si dichiara invece apertamente un palinsesto, stratificato con successive interpretazioni delle volontà dell’architetto.
Quando Gaudí rilevò il progetto all’inizio degli anni Ottanta del XIX secolo e ne rimodellò il design secondo il suo stile creativo ed esuberante, immaginò di completarlo entro un decennio, un obiettivo che si rivelò estremamente ottimistico. L’architetto morì improvvisamente nel 1926, investito da un tram mentre andava a confessarsi. Il suo laboratorio conteneva modelli, disegni e calchi in gesso che descrivevano in dettaglio il resto della sua visione, ma 10 anni dopo, durante i primi giorni della Guerra civile spagnola, gli anarchici appiccarono il fuoco al suo archivio che andò in parte distrutto. I cantieri furono sospesi e riaperti nei decenni successivi, guidati da un gruppo di artisti e architetti che cercarono di bilanciare lo stile unico di Gaudí con elementi dell’estetica contemporanea.