Celebrazione degli 80 anni dell’artista alla 61ª Biennale di Venezia
Marina Abramovic. Clara Melchiorre foto
Per la prima volta nella loro storia, le Gallerie dell’Accademia di Venezia dedicano una grande mostra a un’artista contemporanea vivente, e soprattutto, a una donna.
Dal 6 maggio 2026, in occasione della 61ª Biennale di Venezia, apre al pubblico Marina Abramović: Transforming Energy, un progetto che celebra l’80° compleanno dell’artista serba e segna un momento storico per il museo e per la scena culturale italiana.
A curare la mostra è Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con la Abramović. L’esposizione si preannuncia come uno degli appuntamenti più significativi della Biennale 2026, rendendo omaggio a un’artista contemporanea che ha ridefinito il linguaggio della performance art e le relazioni tra corpo, tempo ed energia.
Trasformare l'energia di Marina Abramović al Museo d'Arte Moderna (MAM) di Shanghai
Crediti: Yu jieyu
Un dialogo tra il Rinascimento e la performance contemporanea
La mostra nasce con l’intento di inserire la pratica performativa di Marina Abramović nel contesto storico e artistico veneziano. Le sue opere non saranno collocate solo negli spazi temporanei, ma integrate nel percorso permanente delle Gallerie dell’Accademia, instaurando un dialogo diretto con i capolavori del Rinascimento.
Questo approccio innovativo permette di mettere in relazione la dimensione spirituale dei maestri antichi con la fisicità estrema dell’arte dell’Abramović.
I materiali scelti – quarzo, ametista e cristalli – richiamano la tradizione veneziana del mosaico e il sapere rinascimentale della trasformazione materica, creando un ponte tra passato e presente. Per l’artista, questi materiali sono strumenti per esplorare l’idea dell’energia come forza vitale, invisibile ma percepibile, capace di unire lo spettatore, l’opera e lo spazio circostante.
Il corpo come luogo di energia e trasformazione
Tra le opere più rappresentative della mostra di Venezia spiccano i Transitory Objects, installazioni scultoree in pietra e cristallo che invitano alla partecipazione fisica. I visitatori potranno sdraiarsi, sedersi o restare in piedi al loro interno, trasformando la semplice contemplazione in un’esperienza diretta. Per Abramović, questi oggetti non sono sculture statiche, ma “strumenti di attivazione energetica”, capaci di generare uno scambio tra energia umana e materia.
La mostra alla Biennale di Venezia ripercorre inoltre i momenti chiave della carriera dell’artista attraverso documentazioni video, fotografie e filmati delle sue performance più iconiche: Rhythm 0 (1974), Imponderabilia (1977), Light/Dark (1977) e Balkan Baroque (1997), l’opera con cui vinse il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia.
A completare il percorso, Carrying the Skeleton (2008), un lavoro che affronta i temi della memoria, della morte e del peso della storia personale, ribadendo la visione dell’Abramović dell’arte come rito e catarsi.
Nuove opere create appositamente per Venezia
Accanto ai lavori storici, Transforming Energy presenta nuove opere ideate appositamente per gli spazi delle Gallerie dell’Accademia. Questi lavori dialogano con l’architettura del museo e con la sua eredità culturale, proseguendo l’indagine dell’artista contemporanea sul corpo come strumento di percezione, resistenza e consapevolezza.
Come in molte sue creazioni, il pubblico è invitato a diventare parte attiva dell’opera, trasformandosi da spettatore in partecipante. L’esperienza della mostra diventa così un processo di trasformazione interiore, in cui l’energia individuale entra in relazione con quella dell’opera e dello spazio museale.
In questo senso, la mostra di Venezia non è solo un omaggio alla carriera di Marina Abramović, ma anche una riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea all’interno dei luoghi della tradizione. La presenza dell’Abramović nelle Gallerie dell’Accademia – tempio dell’arte rinascimentale – afferma che la performance, pur effimera, può possedere la stessa forza spirituale e simbolica della pittura o della scultura.
Il potere del corpo: Marina Abramović e il Rinascimento
Uno dei momenti più intensi della mostra sarà il confronto tra Pietà (with Ulay) (1983) e la Pietà di Tiziano, capolavoro incompiuto conservato alle Gallerie. Nella fotografia, Marina Abramović sostiene il corpo inerte di Ulay, suo partner artistico e sentimentale, evocando la composizione del dipinto di Tiziano.
Questo accostamento crea un dialogo profondo tra due rappresentazioni del dolore e della trascendenza: quella religiosa e quella artistica. In entrambe, il corpo diventa veicolo di empatia, sacrificio e spiritualità, esprimendo la convinzione dell’artista che l’energia fisica possa condurre a una dimensione superiore dell’esperienza.
Pietà (con Ulay), 1983
Venezia, la Biennale e la trasformazione dell’arte contemporanea
Presentare Marina Abramović: Transforming Energy durante la Biennale di Venezia sottolinea ancora una volta il ruolo della città come crocevia di innovazione e sperimentazione artistica. Con la sua storia sospesa tra splendore e fragilità, Venezia diventa lo scenario ideale per una mostra che affronta i temi della trasformazione, del tempo e dell’energia vitale.
Per la Abramović, Venezia ha un significato particolare: proprio qui, nel 1997, ricevette il Leone d’Oro, riconoscimento che consacrò la sua importanza nella storia dell’arte contemporanea. Tornare oggi, dopo decenni di ricerca, rappresenta un momento di riconoscimento e rinnovamento, un ritorno simbolico in una città che ha sempre unito arte e spiritualità.
La scelta delle Gallerie dell’Accademia di ospitare un’artista vivente segna un passaggio epocale: riconosce che la performance art, una volta considerata effimera, è ormai parte integrante della storia dell’arte. La mostra non celebra solo l’artista, ma anche un nuovo modo di intendere il museo come spazio in cui tradizione e sperimentazione possono convivere.
Unendo l’eredità del Rinascimento e la potenza della performance contemporanea, la Abramović riafferma la sua visione: l’energia – emotiva, fisica e spirituale – è la vera essenza dell’arte.
La sua mostra alle Gallerie dell’Accademia, nel contesto della Biennale di Venezia, invita ogni visitatore a vivere questa energia in prima persona, immerso nella bellezza senza tempo della città lagunare.