Che cosa cambia quando il mistero svanisce

 

Per tre decenni, Banksy ha sfidato l’autorità, preso in giro la cultura consumistica e trasformato gli spazi pubblici in tele, mantenendo però nascosta la sua vera identità. Alcuni critici ritengono che l’anonimato di Banksy sia importante per la sua opera quanto gli stencil e la vernice. Negli anni, la stampa britannica ha pubblicato numerosi articoli nel tentativo di scoprire chi si celasse dietro il suo nome. Di recente, un’indagine riportata da Reuters afferma di aver identificato la persona dietro lo pseudonimo più famoso della street art: Robin Gunningham.

Diversi nomi sono stati collegati a Banksy in passato, tra cui Robert Del Naja (frontman dei Massive Attack), Robin Gunningham, Neil Buchanan di Art Attack o persino un collettivo artistico di Bristol. Il nome Gunningham emerse per la prima volta in quello che il Daily Mail nel 2008 definì uno “scoop mondiale”, descrivendolo come “un ex studente di scuola privata cresciuto in un ambiente borghese di periferia”.

Secondo Reuters, Banksy sarebbe nato come Robin Gunningham ma avrebbe successivamente adottato il nome David Jones. Gli sforzi straordinari per mantenere segreta la sua identità iniziarono però a incrinarsi nel settembre del 2000, quando venne accusato di aver imbrattato un cartellone pubblicitario a New York.

Quando il murale della vasca da bagno e altre opere di Banksy iniziarono ad apparire in Ucraina alla fine del 2022, Reuters si interrogò su chi fosse l’artista e su come fosse riuscito a realizzare quell’azione. Horenka, un villaggio nei pressi di Kyiv, si trova a meno di otto chilometri da Bucha, dove sette mesi prima le forze russe avevano lasciato sul terreno almeno 300 civili morti. Un giorno, tre persone scesero da un’ambulanza fermatasi davanti a un edificio distrutto a Horenka. Una indossava una felpa grigia, un’altra un cappellino da baseball; entrambe avevano il volto coperto da maschere, mentre la terza, senza maschera, era Giles Duley, fotografo documentarista che accompagnava gli artisti anonimi. I due uomini mascherati portarono fuori dall’ambulanza degli stencil in cartone e li fissarono a quella che un tempo era la parete interna di un appartamento distrutto dai bombardamenti russi. Poi tirarono fuori le bombolette spray e iniziarono a dipingere. In pochi minuti comparve un’immagine surreale: un uomo barbuto in una vasca da bagno che si lava la schiena in mezzo alle macerie.

Banksy street art
Banksy. Un'opera sul muro bombardato. Ucraina  
Foto di Rasal Hague. Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0
Banksy street art
House of Banksy, Dortmund 17 
Foto di Joehawkins. Wikimedia Commons, pubblico dominio 

Qualche settimana dopo, un giornalista si recò a Horenka con una serie di fotografie di writer spesso indicati come possibili identità di Banksy, mostrandole agli abitanti per capire se qualcuno li riconoscesse. Una residente, Tetiana Reznychenko, raccontò di aver offerto del caffè ai due uomini che avevano realizzato il murale della vasca e di averli visti senza maschera. Quando le fu mostrata una delle foto, riconobbe Robert Del Naja, uno dei più stretti collaboratori di Banksy.

Reuters ha poi esaminato fotografie dell’artista misterioso, la maggior parte delle quali ne nascondeva il volto ma conteneva informazioni cruciali, e ha successivamente rintracciato documenti giudiziari statunitensi e rapporti di polizia finora inediti. Tra questi figurava una confessione scritta a mano relativa a un vecchio reato minore di disturbo dell’ordine pubblico, documento che rivelerebbe senza alcun dubbio la vera identità di Banksy: Robin Gunningham.

L’avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha scritto all’agenzia chiedendo di non pubblicare la notizia: rivelare l’identità dell’artista violerebbe la sua privacy, interferirebbe con la sua arte e lo esporrebbe a pericoli. “Lavorare in modo anonimo o sotto pseudonimo risponde a interessi sociali fondamentali”, ha scritto Stephens. “Protegge la libertà di espressione, permettendo ai creatori di dire la verità al potere senza timore di ritorsioni”. Reuters ha comunque pubblicato l’inchiesta. L’artista, contattato dall’agenzia, non ha risposto a nessuna domanda e, tramite i suoi rappresentanti, ha mantenuto la posizione che lo accompagna da anni: né conferma né smentita.

L’indagine si sviluppa su due piani: quello dell’identità e quello dell’ecosistema finanziario che la circonda. Due percorsi che spesso procedono separati, ma che alla fine convergono in un punto preciso: quanto inciderebbe la rivelazione dell’identità di Banksy sul valore delle sue opere? Il segreto sulla sua identità è stato probabilmente una componente fondamentale del suo successo. Il mistero ha trasformato ogni nuova opera in un evento: un’apparizione improvvisa, un messaggio politico e una storia capace di diventare virale in tutto il mondo. L’anonimato ha inoltre contribuito a costruire l’immagine di Banksy come artista fuori dal sistema, lontano dalle istituzioni tradizionali dell’arte. Forse questa è la sua opera più completa: non un singolo stencil o murale, ma la costruzione di un mito che il mercato insegue da trent’anni senza mai riuscire ad afferrarlo. Rivelarne il nome può soddisfare una curiosità diffusa e risolvere un enigma che alimenta il dibattito mediatico da anni, azzerando ogni distanza tra pubblico e artista; resta però da capire quanto questa rivelazione aggiunga davvero alla comprensione della sua opera.

Banksy street art
Un'opera di Banksy. Foto di Mohannad Ali Jaber 
Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 4.0

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