Ossimoro: una riflessione sugli opposti
All’interno di MIMESIS, progetto presentato in Via San Marco a Milano durante il Fuorisalone 2026, Valeria Vaccaro sviluppa Ossimoro, un lavoro costruito sulla tensione tra elementi opposti e sulla possibilità della materia di cambiare identità. Il progetto lavora sul continuo scarto tra ciò che un oggetto sembra essere e ciò che è realmente, mettendo in crisi il riconoscimento immediato della materia
Una collezione tra design e arte
Il progetto si sviluppa come una collezione di arredi e superfici scultoree in cui ogni elemento partecipa alla stessa operazione percettiva. Specchi, libreria, mensole e tavolo condividono un principio comune: il marmo di Carrara viene trasformato per assumere l’aspetto del legno bruciato, con venature, nodi e segni di combustione che ne alterano la lettura.
Gli specchi riprendono le celebri opere Tree of Life dell’artista, aggiungendo la superficie riflettente che ne amplifica e moltiplica la forma. La libreria in ferro con mensole in marmo mette in contrasto struttura industriale e superficie ingannevole, mentre le mensole a parete e il tavolo in vetro con gambe scultoree — ispirate alle briccole veneziane o a tronchi erosi dall’acqua — costruiscono un ambiente domestico in cui il legno viene evocato ma negato nella sua sostanza.
Il risultato è uno spazio in cui il calore visivo del legno si scontra con la natura fredda e compatta del marmo, generando una tensione costante tra ciò che appare accogliente e ciò che invece rimane distante e artificiale.
La materia come ambiguità: una mimesis contemporanea
In Ossimoro, il marmo — materiale associato a permanenza e solidità — viene spinto a imitare ciò che gli è opposto. Non si limita a rappresentare il legno, ma ne assume l’apparenza, mantenendo però la propria natura fredda e minerale. Questo scarto tra ciò che si vede e ciò che si tocca genera un corto circuito percettivo che definisce l’intero lavoro.
Nel contesto di MIMESIS, l’intervento di Valeria Vaccaro costruisce un ambiente in cui design e scultura non sono separati, ma coincidono nello stesso gesto di trasformazione della materia, dove ogni oggetto diventa un esercizio di ambiguità visiva e tattile.
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